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The Web Poetry Corner - Presti Salvatore - U festino ( Il festino)

U festino ( Il festino)

by

Presti Salvatore

Poesia nel mio siciliano, quello che conosco o credo di conoscere

Palermu, notti tra lu 14 e lu 15 di luglio

U fistino

Chisso è u jornu di Santa Rusulia
A patrona ra città
ca a salvò dalla peste
e dalla caristia.
Chissa è la sira ri fisteggiamenti,
di teatro in chiazza
e ni lu cassaro che
cunta la storia di la peste
e di la grazia ricevuta,
di la guarigione avuta.
Accussì u popolo riccorda
ringrazia pi la grazia,
gridannu:" via Palermu e Santa Rusulia!"
ed ammuttannu u carro porta in trionfo
a so rigina da lu palazzu a lu mare
unni atri genti
sunnu ad aspittare.
U cielu allura si illumina
di coluri in festa,
di jochi i focu
comu la tempesta,
ca fanno rintronare
tutti li rue di la città,
vistiti pi l’occasione a festa
di mille e mille
lampirini accisi
ca come l’ornamento
supra na picciuttedda
a fanno sembrare chiù bedda.
Mentre na marina c’è cu passia,
c’è cu suca babbaluci e cu talia,
cu assittatu in terra
muzzica na stigghiola,
cu mancia calia e simenza
e sputa in terra a rimanenza.
Anche chisso è u trionfo
di santa Rusulia!

TRADUZIONE

Palermo, notte tra il 14 ed il 15 di luglio

Il festino

Questo è il giorno di Santa Rosalia
La padrona della città
che la salvo dalla peste
e dalla carestia.
Questa è la sera dei festeggiamenti,
di tetro in piazza
e nel corso
che racconta la storia della peste
e della grazia ricevuta,
della guarigione avuta.
In questo modo il popolo ricorda
Ringrazia per la grazia
Gridando: "Via Palermo e Santa Rosalia!"
E spingendo il carro porta in trionfo
la sua regina dal palazzo fino al mare
dove altre genti
stanno ad aspettare.
Il cielo allora si illumina
di colori in festa,
di giochi di fuoco
come la tempesta,
che fanno rimbombare
tutte le viuzze delle città
vestite per l’occasione a festa
da mille e mille
lampadine accese,
che come l’ornamento
sopra una giovane donna
la fanno sembrare più bella.
Mentre nella marina c’è chi passeggia,
chi succhia lumachine e chi guarda,
chi seduto a terra
morde una " stigghiola", ( intestini di animali arrostiti)
chi mangia ceci e semi arrostiti
e sputa per terra le bucce.
Anche questo è il trionfo
di Santa Rosalia!

solo chi ha partecipato ad un Festino può capire cosa significa questa celebrazione. È sicuramente la festa in memoria della santa e del ringraziamento per i miracoli che ancora oggi Ella compie, infatti i palermitani portano il sontuoso carro che rappresenta la santa in trionfo, tipo rassegna imperiale romana dopo la conquista di un territorio straniero, lungo il corso principale della città il " cassaro", probabilmente la prima strada di Palermo che ha circa 3000 anni, che collega il Palazzo dei Normanni, oggi sede del Parlamento della Regione Siciliana, con la marina, la passeggiata a mare. Questa festa, però, è anche la festa del cibo in piazza consumato passeggiando o seduti su tavolini improvvisati ovunque nel lungomare di Palermo, (sui prati, davanti ai bar, sui marciapiedi, dentro le aree di sosta dei distributori di benzina) e di cucine accampate ( senza nessuna norma igienica o di sicurezza) dove vengono preparati cibi buonissimi: arancini ( arancine per!
i palermitani), pane e panelle, pane con milza e polmone fritto nello strutto, lumache, polpi, cozze, fette di anguria ghiacciate, ceci, semi e torroni ; o di bracieri dove vengono arrostite le stigghiole ( intestini di bovini o ovini conditi con cipolla e aromi).
Così i palermitani consumano il loro cibo in attesa dello spettacolo dei fuochi d’artificio, che per bellezza sono a parer mio insuperabili, lasciando poi sulla strada montagne di spazzatura che l’indomani dovrà essere rimossa da apposite squadre di operatori ecologici, che sicuramente la sera prima avevano anch’essi partecipato al lurido e divertente banchetto. Per capire di cosa stiamo parlando sul giornale di maggiore diffusione della città, in data 16/07/2005, è stata riportata la notizia che lungo la marina di Palermo dopo il festino sono stati rimossi circa 50 tonnellate di spazzatura.
Questo, secondo me, è un modo tutto speciale dei Palermitani per affermare la loro identità, la loro libertà, il non riconoscimento di qualsiasi potere( anche quello dello stato), la loro assoluta anarchia ed il distacco da ogni cosa: Noi i problemi non li affrontiamo, noi ci conviviamo, anche nei secoli in attesa che scompaiano. ( minchia, corna dure!) ( traduzione: che tipi tosti!) .

Dedicata a tutti i Palermitani del mondo emigrati, anche a quelli che sono emigrati in Italia, che non hanno potuto partecipare al festino,sperando che questi brevi momenti glia abbiano fatto respirare aria e fumo di casa ( loro capiranno).


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Why don't you look at Duality
by: Richard Betts Jr.
from: Warrington, PA, US

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